Tennis Daphné
L’EVOLUZIONE DELLA MODA NEL TENNIS
Dagli abiti bianchi di Suzanne Lenglen agli outfit glamour di Maria Sharapova
Da Wimbledon agli Open di Francia, passando per Bordighera, i campi da tennis sono sempre stati una passerella, dove esibire il proprio stile. Non parliamo solo di “dritto e rovescio”, quanto di pantaloni, gonne, shorts, magliette e outfit personalizzati che, fin dagli esordi del tennis, contraddistinguono i professionisti più celebri, passando dalla sobrietà del bianco alle tenute più fantasiose, talvolta disegnate e auto-prodotte dagli stessi tennisti.
Alla fine dell’Ottocento, agli albori del tennis moderno, l’abbigliamento dei tennisti è di una semplicità estrema. Gli uomini indossano camice complete di gilet, pantaloni lunghi in cotone o in flanella (a seconda della stagione), stretti in vita da una cintura in cuoio, un berretto e, ai piedi, scarpe o stivaletti in tela. Mentre le donne, invece, ancora rispettose di una certa etichetta, adottano un abbigliamento più ricco. Indossano ancora il busto, una camiciola di flanella e abiti bianchi ingombranti completi di maniche decorate e voluminosi cappelli in paglia, calzature simili a quelle degli uomini.
La rivista “Harper’s Bazar” del 1888 illustra in un articolo, infatti, donne che giocano in mise tennistica sorretta da tournure.
Si assiste, in seguito, ad una progressiva evoluzione nel modo di vestire della donna, grazie alla sua entrata nel mondo del lavoro. La moda comincia a soddisfare una serie di comfort che portano alla creazione di abiti pratici per passeggiare, viaggiare e fare sport.
A partire dal Novecento, l’attenzione è ancora focalizzata più sul senso del pudore che sulla comodità finalizzata al gesto atletico. Nel 1905 May Sutton, la prima donna americana a vincere il torneo di Wimbledon, suscita scandalo rimboccandosi le maniche per scoprire i gomiti, mentre la sua gonna, appena sopra le caviglie, mostra scarpe basse bianche. Nel frattempo, il busto scompare definitivamente dalla moda così come dalle tenute sportive.
Una figura femminile importante nel tennis è la leggendaria Suzanne Lenglen, soprannominata “la Divina” anche per le memorabili stole in pelliccia con cui si presenta ai match.
È lei la prima a portare in campo la rivoluzione nel modo di vestire, alleggerendo gli abiti e indossando un elastico per sostenere le calze e favorire corsa e salti. A Wimbledon nel 1919, fa parlare di sé, con un abito firmato Jean Patou: la gonna a pieghe lunga fino a metà polpaccio, maniche corte e scarpe “Lenglen” in daino bianco con innovative suole in gomma crêpe. I capelli tagliati sotto gli zigomi sono fermati da un’alta fascia che indossa di colore arancione per la prima apparizione e cremisi per la seconda. La campionessa è accusata di indecenza e la sua mise descritta come scioccante: un’ulteriore prova di conservatorismo in un’epoca dove il pubblico giudica l’abito più sotto l’ottica del pudore che della funzionalità. Lo stile Lenglen non determina solo un’evoluzione nel tennis ma influenza anche la moda quotidiana: molte donne, infatti, adottano come accessorio per i capelli fasce in stoffa impreziosite da paillettes e ricami.
Il più grande tennista della prima metà del Novecento è l’elegante Bill Tilden, vincitore di un torneo a Bordighera nel 1930. In questo periodo, anche l’abbigliamento maschile è tutt’altro che comodo, gli uomini indossano ancora camicie con polsino e colletti button-up, pantaloni lunghi e cardigan.
Nel 1933 Henry Austin rivoluziona la moda maschile sui campi da tennis, passando dal pantalone lungo a quello corto. Durante una partita si rende conto che i pesanti pantaloni in flanella, limitano il movimento, per questo pensa di indossare gli stessi pantaloncini corti che usa per giocare a calcio.
Le donne dovranno attendere ancora qualche anno prima di scoprire le gambe e correre libere verso la pallina. L’americana Helen Jacobs, nominata atleta femminile dell’anno nel ’33, indossa per la prima volta, durante una gara, un paio di bermuda. Nel settembre 1936 appare sulla copertina della rivista “Time Magazine”, indossando pantaloncini e camicia nera con colletto bianco. Apre così la strada ad un nuovo stile che si svilupperà negli anni ‘60: l’unisex.
Altri due grandi tennisti lasciano il segno nello sport e nella moda: René Lacoste e Fred Perry, rivali sul campo e amici nella vita, che, oltre ad aver conquistato per le rispettive patrie vari titoli, da Wimbledon alla Coppa Davis, trasformano il proprio stile in un business di portata internazionale. Lacoste è l’inventore della polo moderna, una t-shirt con colletto e manica corta dal tessuto innovativo, più leggero, comodo e traspirante: il famoso modello Petit piqué L.12.12.
Nel 1952 Fred Perry, seguendo il successo dell’amico, produce la linea di abbigliamento sportivo che porta il suo nome, contribuendo a creare un nuovo modo di vestire (il casual), adatto anche fuori dal campo. Il marchio britannico sarà importato negli anni ‘70 dalla fabbrica di racchette SIRT di Bordighera per la diffusione italiana. Il piccolo coccodrillo cucito e la corona d’alloro ricamata sono ancora oggi due marchi che influenzano l’abbigliamento classico-sportivo.
Nel tennis femminile, invece, alcune innovazioni sartoriali non furono, inizialmente, accolte con entusiasmo. Nel 1949 la tennista americana Gussie Moran, vestita dallo stilista britannico nonché ex tennista Ted Tinling, sconvolge il pubblico di Wimbledon presentandosi con una gonna insolitamente corta che rivela ad ogni movimento la biancheria intima bordata di pizzo. Tinling viene accusato di aver introdotto volgarità nel tennis, anche se semplicemente anticipa la moda del decennio successivo. È l’inizio di una nuova epoca, la moda diventa padrona del campo da tennis e le giocatrici sembrano modelle, cambiando spesso abito, acconciatura, colore di capelli e accessori.
Negli anni ‘60 l’innovatrice Lea Pericoli si afferma per la sua caparbietà e tenacia nel gioco ma, soprattutto, per essere la prima italiana a portare una ventata di moda nei tornei internazionali con il suo modo di vestire, creando un vero e proprio stile. Famosa per le sue acconciature, gli abiti cortissimi e iper-femminili, sempre firmati da Tinling, è la pioniera di rouches, pizzi, tulle e grandi fiocchi. Tra gli abiti più originali si ricorda quello in piume di struzzo e quello bordato in pelliccia di visone, oggi conservati al Victoria & Albert Museum di Londra. Lo stilista britannico continua a creare outfit fino agli anni ‘80, vestendo le migliori tenniste: da Maria Bueno con il suo miniabito in dacron e PVC a Billie Jean King con l’abito bianco ad intarsi blu e strass, indossato nella partita della “Battaglia dei sessi” contro Robert Riggs nel 1973 un match storico che segna un passo avanti verso una minore disparità di trattamento economico tra uomo e donna nel tennis.
Negli stessi anni, la diciassettenne Chris Evert esordisce sui campi degli US Open, indossando un abito in pizzo che sottolinea la sua femminilità e valorizza l’eleganza del suo gioco. La ricordiamo anche per un curioso aneddoto legato ad un gioiello: durante il match del US Open 1987, perde un prezioso braccialetto di diamanti e chiede al giudice di gara di poter sospendere l’incontro per recuperarlo. Da allora quel tipo di bracciale, costituito da una fila di diamanti e desiderato da molte donne, è chiamato tennis.
Negli anni ‘70 i grandi marchi italiani hanno successo con tessuti sempre più tecnici. I tempi cambiano; la World Championship Tennis (WTC) autorizza finalmente a vestire con abbigliamento colorato, dando via libera ancora di più alla personalizzazione dello stile dei tennisti.
Fila debutta nel tennis con il cotone a costine, vestendo i campioni Adriano Panatta e Björn Borg oltre alla fortissima Monica Seles che, da giovanissima in qualche occasione, si allena sui campi di Bordighera. Lo stile delle loro divise diventa culto e il loro abbigliamento sportivo va a ruba nei negozi.
Con il suo brand Sergio Tacchini, che gioca a Bordighera negli anni ‘60, è tra i primi a dare impulso all’introduzione dei colori nell’abbigliamento tennistico, promuovendo i grandi John McEnroe, Pete Sampras e Gabriela Sabatini.
Ellesse, specializzato in indumenti da sci, si afferma nel tennis attraverso la sponsorizzazione di Corrado Barazzutti, Boris Becker e Anna Kurnikova. Alcuni suoi capi, riconoscibili per l’onnipresente logo con mezza pallina da tennis, sono esposti al Centro Pompidou di Parigi nel 1979 come esempio di migliore design italiano nel campo della moda sportiva.
Lotto, invece, nel 1973 debutta con le calzature sportive. Adotta come logo la silhouette di un campo da tennis e uno da calcio sovrapposti, creando una “doppia losanga”. Nel decennio successivo diventa punto di riferimento dell’abbigliamento tennistico, campeggiando sulle divise di Martina Navrátilová e Thomas Muster.
Negli anni ’80 si fa notare il brand tedesco Adidas che veste mostri sacri come Steffi Graff, una delle donne più vincenti della storia del tennis, e Ivan Lendl, ricordato anche per le t-shirt con il disegno dell’aquila e il motivo argyle; senza dimenticare Stan Smith, campione statunitense a cui il marchio ha reso omaggio dando il suo nome ad un modello di scarpa ancora oggi molto richiesto.
L’Alta Moda, in quegli anni, trae ispirazione dal tennis. Per la creazione di abiti da sera, Pierre Cardin e Nina Ricci reinterpretano i cardigan e i pullover in maglia, utilizzando filati come lurex e mohair. Nuove collezioni, ispirate al tennis, vengono ideate da altri stilisti tra cui Emilio Pucci che a Palazzo Pitti a Firenze fa sfilare in passerella indossatrici con racchette.
Oggi più che mai i capi devono essere comodi, traspiranti, leggeri e performanti, sono gli sponsor a dettare lo stile e gli atleti ne indossano il logo dietro altissimi compensi. Ad esempio, il marchio Uniqlo campeggia sull’immagine di Roger Federer o lo storico logo “swoosh” di Nike appare sulle divise di tanti campioni come Rafael Nadal, Jannik Sinner e Novak Djokovic.
Degne di nota le sorelle Serena e Venus Williams che miscelano capi Nike con il loro eccentrico brand ElenVen, e sfidano i dress code più assoluti, indossando abiti azzardati, canotte aderenti con fantasie leopardate e audaci gonne dai colori fluo.
Maria Sharapova riporta a Bordighera l’eleganza della Lenglen con i suoi look sofisticati che spaziano cromaticamente dal bianco al nero. Esemplare è l’abito, indossato agli US Open 2006, bordato in raso con una profonda scollatura sulla schiena interrotta da un nastro che rimanda alle celebri mise di Audrey Hepburn per il colore nero e il taglio retrò. Da tennista-icona di stile a modella, è oggi un’imprenditrice affermata nel mondo del fashion.